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Lotta per la casa, un problema strutturale. Il comune deve dare risposte concrete
Si è tenuto ieri sera al Teatro Valle Occupato l’incontro “Lotta per la casa”, che ha visto il suo inizio con la proiezione in anteprima romana del documentario “Casa Nostra”, di Livia Parisi e Lucilla Castellano. Cinquanta minuti di immersione nella costruzione o nella nascita di un’occupazione, quella della scuola di via Hertz, dove il Comitato di lotta per la casa con gli occupanti è riuscito a realizzare 20 appartamenti. Il tutto in Casa Nostra è realizzato fino a narrare i fatti di questi ultimi tempi, legati a sgomberi e accuse.

Sono le parole espresse da una signora, originaria della Polonia, e facente parte dell’occupazione a essere ricordate con forza poco dopo, e forse per la commozione e per l’immagine che hanno regalato. Colpiscono prima Sandro Medici, poi si rivelano come gli stessi appunti presi da Piero Vereni, Ricercatore di Antropologia Culturale Università di Tor Vergata, e di Massimo Pasquini, Unione Inquilini Roma. E sono state queste stesse parole a dare il via a un dibattito sulla precarietà abitativa poco dopo la fine della proiezione.

“Il momento esatto che ho incontrato Pina ho iniziato a sorridere di nuovo”. Pina Vitale, a Roma, nel Comitato di lotta per la casa la conoscono tutti, anche fuori da questo e per l’impegno e il suo progetto di vita e di casa all’interno di via della Acacie, e dell’Hertz.
E’ stato Sandro Medici, per primo, a sottolineare la forza di quella frase. “C’è dentro – spiega – la sintesi della disperazione, del dolore, ma anche l’infelicità che nasce dal bisogno e trova però uno spiraglio di speranza”. Il pubblico applaude. Chi partecipa al dibattito, tra cui Pina Vitale, Massimo Pasquini, dell’Unione Inquilini Roma, annuisce.

Il Comune deve dare risposte diverse a questo problema strutturale che è diventato la precarietà abitativa.
“Vengono spesi ogni anno 60.000.000 di euro per l’affitto dei residence, tutti soldi – aggiunge Medici – che potrebbero essere investimenti adeguati per acquistare l’invenduto”. Insomma, chi partecipa al dibattito va verso il diritto alla casa che spetterebbe a ogni cittadino, a ogni famiglia”.

Ed è allora comprensibile e chiunque sposerebbe la riflessione di Pina Vitale, quando commossa, ma anche arrabbiata, lascia che a parlare siano le sue emozioni, che arrivano con tutta la potenza: “Se andrò in galera non mi importerà niente, il vero danno me lo hanno fatto quando hanno sgomberato la scuola, portando via i bambini che a maggio e giugno non potranno più andare a scuola”.

C’è tutto anche dietro questa commozione e questa frase. C’è molto dietro i ragionamenti di Piero Vereni che da antropologo riflette e studia questi spazi in cui vivono culture molto differenti tra loro, eppure riescono tra fatica e condivisione a realizzare spazi in cui la diversità culturale diventa una vera ricchezza da condividere con gli altri.

“Chi crede nella pace del mondo – racconta un’occupante dell’Hertz – dovrebbe vivere in un’occupazione, perché se si riesce a vivere con le numerose diversità di chi ci vive, imparando a conoscere l’altro e a condividere con esso nonostante si possano avere abitudini e culture diverse, allora significa che si è in grado, davvero, di credere e volere la pace nel mondo e di saperla realizzare”. E fa da eco, questo, ai ragionamenti espressi dall’antropologo.

Ricordiamo in quest’articolo, per chiarezza dei fatti, e per l’incontro di ieri, lo sgombero in via delle Acacie, 56 e via Tuscolana, 1113. Le forze dell’ordine avevano prima liberato due tra gli immobili sequestrati il 19 marzo nell’operazione svolta nell’ambito di un’inchiesta sui movimenti per il diritto all’abitare. Sigilli anche per l’Angelo Mai a via delle Terme di Caracalla. Ma questo sequestro che risale al 19 marzo era stato sospeso in modo momentaneo e gli occupanti dunque erano rientrati.

Il 23 aprile, invece, con il nuovo ordine sono stati liberati i palazzi occupati in via delle Acacie 56 a Centocelle e l’ex scuola Hertz sulla Tuscolana, al civico 113.

E sul comitato popolare di lotta per la Casa oggi pende un’inchiesta giudiziaria “per associazione a delinquere e estorsione. Sono 40 gli inquisiti e anche il sequestro del centro socio culturale Angelo Mai Altrove Occupato, è finito nell’inchiesta”.

Questa mattina si è tenuto l’udienza del ricorso che ha presentato il pm dell’inchiesta che coinvolge attivisti nei confronti del gip che ha negato 14 misure cautelari (per l’esattezza: 5 custodie cautelari e 9 divieti di dimora). Sulle custodie cautelari, per la decisione, il giudice si riserva ancora qualche giorno.

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