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Walter De Cesaris: “I comuni devono preparare degli elenchi. Il popolo degli sfrattati può prendere fisionomia, volto e corpo”
Intervistiamo Walter De Cesaris, segretario nazionale Unione Inquilini, dopo aver ricevuto il comunicato stampa e le sue dichiarazioni in merito alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della distribuzione del fondo per la “morosità incolpevole”. (Vi rimandiamo anche alle dichiarazioni di Guido Lanciano, avvocato Unione Inquilini Roma)

Dopo undici mesi arriva la pubblicazione in Gazzetta della distribuzione del fondo per la morosità in colpevole. Con questo decreto si distribuiscono risorse previste dal decreto legge n. 102 del 31 agosto 2013. Parliamo di 20 milioni per il 2014 e 20 milioni per il 2015. Nel frattempo in Italia, secondo i dati resi noti di recente dal Ministero dell’Interno, gli sfratti sono aumentati: l’89% di questi è per morosità incolpevole e le sentenze di sfratto nel 2013 sono state per morosità incolpevole sono state 65.302. Parliamo dunque dunque di un fondo che non andrà a risolvere un problema della precarietà abitativa sempre più preoccupante…

C’è stato un ritardo incredibile e colpevole da parte del governo. Ci sono voluti mesi di denunce, proteste, pressioni, cui si sono infine aggiunte interrogazioni parlamentari per far uscire finalmente un decreto, il cui testo era pronto da mesi.

Quali critiche avanzate?

Da un lato, una di carattere generale. Con la politica dei sussidi si agisce a valle dei problemi e non se ne affrontano le cause strutturali. Gli sfratti in Italia negli ultimi 10 anni sono raddoppiati in totale e si sono modificati al loro interno. La causale della finita locazione è diminuita di circa il 50% mentre la morosità è cresciuta del 300%. Il fenomeno devastante della crescita degli sfratti è la punta dell’iceberg di una sofferenza abitativa strutturale. Per affrontarla alla radice occorre intervenire sulle cause. Esse sono due fondamentalmente: la carenza di alloggi sociali (700 mila famiglie in lista per una casa popolare che rimangono senza risposta) e il caro affitti (incompatibilità del livello degli affitti privati con i redditi delle famiglie che sono costrette a rivolgersi a questo settore). Un piano casa, degno di questo nome, dovrebbe affrontare questi due problemi, cercando di fornire delle risposte e la critica fondamentale che facciamo all’ultimo provvedimento del governo è proprio che elude queste due questioni fondamentali. La politica dei sussidi, invece, agisce a valle. Lascia inalterate le contraddizioni a monte e agisce come un lenitivo al fine di temperarne gli effetti. L’altra questione, più concreta e immediata, riguarda l’esiguità delle risorse messe in campo che sono una miseria e non consentono, neanche nella logica del sussidio, di raggiungere quella soglia minima di efficacia che possa incidere nella realtà drammatica dei numeri che hai snocciolato puntualmente nella domanda.

Nel Piano Casa però i fondi per la morosità incolpevole sono stati incrementati a circa 40 milioni. Non sarebbe stato più utile sommare subito gli stanziamenti e così renderli operativi nell’immediato? Come verranno inseriti gli altri 20 milioni? E soprattutto con quali tempistiche?

Il governo non ne fa mai bene una. Prima ha ritardato 11 mesi il varo del decreto attuativo della morosità incolpevole (una responsabilità gravissima, vista la drammatica situazione degli sfratti). Sarebbe stato normale che, visto che nel frattempo con il cosiddetto “Piano Casa” ha incrementato di altri 20 milioni il fondo, almeno nel decreto attuativo avesse pensato a distribuire anche queste ulteriori risorse. Invece niente. A ritardo si somma ritardo e la tanto propagandata “lotta senza quartiere alla burocrazia” vale quando riguarda le imprese ma non allorché si tratta delle persone in difficoltà reale. Tra l’altro non ci sarebbe voluto niente: questi ulteriori 20 milioni devono essere distribuiti con gli stessi criteri presenti nel decreto pubblicato. Naturalmente, dal nostro punto di vista, continueremo a premere e protestare al fine del varo nel più veloce tempo possibile e chiediamo alle regioni e ai comuni di far sentire la propria voce con forza.

Veniamo ai numeri. Come saranno ripartiti questi fondi tra le regioni? E soprattutto considerando che per gli ultimi tre anni parliamo di 190 mila sfratti per morosità solo negli ultimi 3 anni, ogni famiglia quanto riceverà? e con quali benefici reali?

Il decreto destina il 30% delle risorse alle 7 Regioni che hanno già varato provvedimenti concreti per sussidi e forme di accompagnamento sociale per la morosità incolpevole (sono la Lombardia, il Piemonte, la Liguria, l’Emilia Romagna, la Toscana, le Marche, la Campania) e per il 70% tra tutte le Regioni in proporzione al numero degli sfratti per morosità al 31.12.2012. Da questo punto di vista, il principio è quello di premiare le Regioni che hanno già stanziato fondi propri. Rimane inconcepibile come molte Regioni siano rimaste del tutto inerti di fronte a tale questione e oggi ne pagano ulteriormente le conseguenze. In particolare, mi riferisco al Lazio, dove c’è la realtà di Roma che è la città metropolitana che ha la maggiore incidenza di sfratti rispetto alle famiglie residenti e, come numero assoluto, il più alto numero di sentenze di sfratto. Sui numeri è presto detto, con queste cifre parliamo di meno di 100 euro l’anno a famiglia come media, meno di 10 euro al mese. Risorse ridicole se date a tutti, un intervento che riguarderà il 5% dei nuclei sotto sfratto per morosità, se concentrate in maniera minimamente significativa.

Dunque per la precarietà abitativa “piove sul bagnato”… un contentino senza aiuto concreto…

Assolutamente sì. Non va, però, trascurato un altro aspetto molto importante. Si aprono grandi spazi di mobilitazione e vertenzialità. I comuni devono preparare degli elenchi. Il popolo degli sfrattati, conosciuto spesso solo come numeri complessivi freddi e aridi può prendere fisionomia, volto e corpo. Noi abbiamo già predisposto un modulo per la sottoscrizione da parte dei soggetti sottoposti ad azione di rilascio per morosità. Gli invisibili diventano persone in carne e ossa e si possono organizzare. Si possono aprire vertenze concrete, non solo a livello nazionale nei confronti del governo, ma anche a livello delle regioni e delle singole città. I fondi a disposizione possono essere incrementati e orientati concretamente ad aprire spazi di contrattazione a canoni inferiori e compatibili. In questo modo, la nostra azione deve consistere nel cambiare la filosofia del provvedimento: da sussidi a valle, a risorse utili al fine di intervenire per nuovi contratti ad affitti più bassi.

Come possiamo commentare, invece l’art.6 pubblicato in Gazzetta secondo cui nessuno sfratto può essere realizzato nei confronti di soggetti che rientrano nella definizione di morosità incolpevole, senza un intervento pubblico che garantisca un percorso di accompagnamento da casa a casa? E queste graduatorie per la morosità incolpevole come gestiscono i punteggi? si può parlare di un “piano risolutivo” o comunque di un passaggio importante l’introduzione nella normativa nazionale del concetto di “morosità incolpevole”?

La cosa che dici non è scontata ma va conquistata dentro una mobilitazione e una vertenza. L’introduzione nella normativa delle parole “morosità incolpevole” è una nostra conquista. Fino a poco tempo, sembrava una bestemmia impronunciabile. Oggi, è nella legge. Non sarebbe avvenuto senza le denunce, le mobilitazioni, le lotte di questi anni. Ciò non cambia la natura delle nostre critiche al sistema dei sussidi a valle e alla inconsistenza finanziaria del fondo istituito a livello nazionale. E’ solo che è sbagliato non vedere come le nostre iniziative incidano concretamente, anche se parzialmente e anche se il governo tende a svuotarle il più possibile. Così è per la questione che sollevi nella domanda e che riguarda l’articolo 6 di questo decreto e che rimanda anche alla legge istitutiva del fondo (che è del 2013). Tecnicamente dice che i comuni devono fornire alle Prefetture gli elenchi delle persone che hanno diritto al contributo (e rientrano quindi nella definizione di morosità incolpevole) per le valutazioni funzionali relative all’adozione di misure di graduazione programmata dell’utilizzo della forza pubblica nelle azioni di rilascio. Tradotto dal “burocratese” vuol dire che, a prescindere dal fatto se uno il contributo lo prende o meno per l’esiguità delle risorse, i comuni devono trasmettere ai Prefetti gli elenchi degli aventi diritto per l’adozione delle relative decisioni sulla graduazione delle esecuzioni. La legge da cui il decreto attuativo trae la norma originaria, parla in concreto di “misure di accompagnamento sociale”. Come non vedere una straordinaria possibilità di mobilitazione e di vertenza città per città con l’obiettivo di dire che, una volta riconosciuta la condizione di morosità incolpevole, allora lo sfratto non può essere materialmente eseguito ma va differito in relazione ai percorsi di accompagnamento sociale che Regioni e comuni devono prevedere ? In cosa deve consistere questa forma di accompagnamento sociale se non nella definizione di una situazione alloggiativa alternativa ed economicamente compatibile? Insomma, dal basso si possono determinare le condizioni per far avanzare una normativa progressiva nella affermazione del principio dello sfratto solo con passaggio da casa a casa.

Cosa chiede oggi l’Unione Inquilini?

A livello generale, il varo di un vero piano casa che affronti i problemi strutturali che dicevo prima. Noi abbiamo proposte molte semplici e concrete: un vero piano strategico per un milione di alloggi sociali, senza nuova cementificazione ma attraverso il recupero del patrimonio esistente, a partire da quello pubblico inutilizzato e in disuso; intervenire, eliminando il libero mercato degli affitti, al fine di una loro reale calmierazione.

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