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Contro la vendita del patrimonio immobiliare a uso abitativo della Regione Lazio
La regione Lazio ha annunciato con grande enfasi la prossima vendita online di immobili cosiddetti “di pregio” di proprietà della Regione stessa.

Tra questi, anche numerosi appartamenti a uso abitativo, situati in centro storico o nella città consolidata, e da tempo tenuti sfitti dalla stessa Regione. La prima asta è annunciata per il mese di settembre e potrebbe interessare gli stabili di via Salita del Grillo 10-12-17, Via Belsiana 60, Via della Mercede 52, Via Panispenna 88, Largo Goldoni 47, Via Pettinari 36, via Parione 37, via Maria Cristina 13, o alcuni di questi.

Questa è solo la prima di una serie di vendite che, la Regione sta programmando in accordo con l’Agenzia del Demanio e che riguarderanno una gran parte del patrimonio immobiliare regionale.

In previsione di vendita risulta anche lo stabile di via San Tommaso D’aquino 11, attualmente abitato da 23 nuclei familiari, con 25 bambini e bambine che, in seguito all’emanazione della Legge Regionale n. 2 del 2003 che ha affidato alla Cooperativa Corallo l’intero stabile, lo hanno autorecuperato con il proprio lavoro ai sensi della legge regionale 55/98.

Noi mettiamo in discussione la vendita nella filosofia, nel merito e nel metodo.

1. Il metodo delle aste online via internet, senza nemmeno il vincolo di destinazione ad abitazione degli acquirenti, fa rischiare che ad approfittare dell’”occasione” siano i soli soggetti che hanno oggi liquidità: gruppi finanziari intenti al riciclaggio di denaro sporco.

2. Sull’utilizzo e sulla destinazione dei beni immobiliari della Regione e sulla decisione di venderli non è stato attuato nessun processo di partecipazione democratica dei cittadini e nemmeno degli Enti Locali interessati, ma la Regione ha deciso sulla sola base della consulenza immobiliare fornita dalla Agenzia del Demanio.

3. La vendita del patrimonio abitativo in centro e nella città consolidata, giustificato con il fatto di essere “di maggiore appetibilità per il mercato”, sottintende una posizione gravissima secondo la quale i ceti popolari meritano solo le case popolari senza servizi all’esterno del GRA, mentre quelle del centro sono riservate ai ricchi.

La vendita del palazzo di via Tommaso d’Aquino è la ciliegina sulla torta.

Lo stabile a destinazione abitativa, nel quartiere di Trionfale, era di proprietà di una Ipab, poi disciolta. La Regione ne chiese il cambio di destinazione a uso ufficio finalizzato a ospitare l’avvocatura. Il palazzo è stato più volte occupato negli anni ’90 da famiglie senza casa, organizzate dall’Unione Inquilini, in opposizione alla cacciata dei ceti popolari per far posto ad uffici in un quartiere che ha visto negli ultimi 20 anni una riduzione di 30-40.000 abitanti a causa della terziarizzazione indotta dal Palazzo di giustizia e dalla RAI.

19 anni fa lo stabile è stato occupato dalla cooperativa di autorecupero Corallo, che lo ha ristrutturato con il proprio lavoro, ripristinando i 23 appartamenti originari. Con la Legge Regionale n. 2/2003, art. 97 “Autorecupero di immobile di proprietà della Regione“, la Regione Lazio l’immobile è stato destinato all’autorecupero, ai sensi della legge 55/98, e affidato alla cooperativa Corallo con cui la Regione avrebbe dovuto stipulare una convenzione. Nonostante ripetute richieste da parte della Cooperativa, con l’arrivo delle Giunte di centro destra tutto si è fermato e il Comune non ha effettuato il ripristino della destinazione abitativa. Ora questo centro-sinistra senza memoria lo vuole mettere in vendita cacciandone gli abitanti, ed in aperta violazione della Legge regionale.

L’Unione Inquilini chiede:

- La sospensione del processo di vendita di queste e di altre proprietà regionali e l’avvio di una procedura partecipata di decisione, che coinvolga Comune e Municipi, cittadini e cittadine, sulla destinazione del patrimonio, come previsto dalla delibera di iniziativa popolare “Patrimonio comune” depositata in Comune con oltre 8.000 firme lo sorso 22 luglio. Il patrimonio regionale non è della Giunta o del Presidente della Regione, ma di tutti i cittadini e la sua alienazione non può darsi senza nemmeno la loro consultazione.

- Comune e Regione devono dare attuazione alla decisione di destinare all’autorecupero lo stabile di via S. Tommaso D’Aquino come previsto dall’art. 97 della legge 2/2003 ed ai sensi della Legge 55/98, il primo rilasciando il cambio di destinazione e la seconda sottoscrivendo la convenzione prevista dal comma 2 della citata legge regionale, regolarizzando i lavori già eseguiti dalla cooperativa e realizzando i lavori di competenza della Regione.

- Per quanto riguarda il patrimonio regionale residenziale, in particolare quello sfitto e nel centro, l’Unione Inquilini ne chiede l’inclusione nell’edilizia residenziale pubblica e l’immediata assegnazione secondo i criteri di legge e, per gli stabili che necessitano di lavori di recupero, l’inclusione in un nuovo bando pubblico per l’autorecupero.

Per ottenere questi obiettivi l’Unione Inquilini promuoverà in settembre la mobilitazione insieme alle forze sociali che si oppongono alla svendita dei beni comuni.

IL PATRIMONIO REGIONALE E’ UN BENE COMUNE. CHE SIA TRATTATO COME TALE

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