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Quando la precarietà distrugge gli affetti: c'è lo sportello "Sos crisi"

La psicologia e la sociologia ci avevano già messo in allerta: a lungo andare, la crisi economica rischia di trasformarsi in crisi degli affetti. Nel mirino, oltre al reddito, ci sono i legami più profondi, che faticano a contenere il peso di tanta sfiducia . Ma, almeno in questo senso, qualcosa può essere fatto; ne sono convinti gli operatori di “Sos crisi”, uno sportello di ascolto e sostegno psicologico che a Torino si occupa di assistere cittadini e famiglie in difficoltà. Con un bilancio che, dopo appena sei mesi di attività, parrebbe essere piuttosto positivo.  “In realtà -  spiega Alberto Quattrocolo, psicoterapeuta e presidente dell’associazione MeDiaRe, responsabile del progetto - siamo attivi da 11 anni, con dei servizi gratuiti di ascolto, mediazione di conflitti e supporto psicologico. Nello scorso marzo abbiamo iniziato a lavorare in partnership con il Comune, grazie a un bando della fondazione Crt. A Torino abbiamo in tutto cinque sportelli, ma siamo attivi anche in provincia, a Collegno e Moncalieri”. 

Ad oggi, sono più di 150 le persone assistite dallo sportello. “Di queste - continua Quattrocolo -  la metà è composta da individui trai 28 e i 35 anni, con le donne in numero leggermente maggiore rispetto agli uomini. In questa fascia d’età, il vissuto è caratterizzato soprattutto da senso di precarietà e paura del futuro, che, in alcuni casi, può sfociare in autentico terrore. C’è soprattutto un diffuso senso di colpa per non riuscire a garantire ai figli le certezze che si sono avute dai genitori” .  Secondo Quattrocolo, pensieri di questo genere “tendono in molti casi a risultare perfino eccessivi rispetto all’oggettiva realtà delle cose; e senza un adeguato intervento, possono permanere anche quando la situazione economica è in via di risoluzione” .

Viene dunque da chiedersi se esista una componente psicologica nel permanere della crisi, quasi si trattasse di un circolo vizioso. “In effetti - precisa lo psicoterapeuta - in gran parte della popolazione colpita dalla congiuntura economica si riscontra un forte elemento di matrice emotiva; che, il più delle volte, si traduce in una forma molto nociva di rabbia. Le stesse persone che si rivolgono a noi non arrivano mogie e con la testa bassa; è molto più frequente che siano pervase da una forte collera. E non si tratta purtroppo di una rabbia di tipo creativo, ma autodistruttivo o eterodistruttivo”. Vale a dire che, più che fornire una spinta risolutrice, questo genere di rabbia finisce per essere rivolta verso se stessi e gli altri. Ed è qui che entrano in ballo gli affetti: “Per molti - precisa Quattrocolo - la ricaduta più immediata si traduce nello sviluppo di tensioni molto forti all’interno della famiglia o degli ambiti relazionali più prossimi : dunque con il partner, gli amici o addirittura i vicini”.

Il permanere della crisi, dunque, rischia di piantare i semi per una società sempre più ostile, arrabiata, atomizzata: una situazione, questa, che si presenta invariabilmente anche tra gli over 35. “In questi casi - continua Quattrocolo - più che di precarietà, bisogna parlare di un vero e proprio senso di fallimento. Le situazioni più frequenti riguardano uomini e donne che, arrivati a 40 o addirittura a 50 anni, si ritrovano disoccupati o con un lavoro precario e un reddito sensibilmente inferiore. Bisogna considerare che, in questi casi, si è di fronte alla ragion d’essere di una vita che evapora; e che, peggio ancora, tende a farlo lentamente, perché nessuno perde il lavoro o chiude l’azienda da un giorno all’altro”.

Anche in questo caso, le tensioni accumulate “finiscono per riverberare nelle relazioni più significative. Paradossalmente, ad esempio, capita spesso che gli imprenditori, in preda al senso di colpa per l’eventualità di dover licenziare dei dipendenti, se la prendano proprio con loro. Ma, ancora una volta, sono soprattutto le tensioni famigliari che rischiano di diventare esplosive”. Secondo Quattrocolo, però, un supporto di tipo psicologico può incidere in maniera molto positiva, quantomeno nell’ambito relazionale. “Il primo scoglio da superare - spiega - è sempre quello relativo al diffuso pregiudizio che vede la psicologia come la ‘scienza che cura i matti’; ed è per questo che nei nostri sportelli si parla in primo luogo di ‘ascoltare’ le persone. Si tratta, comunque, di un ostacolo che può essere facilmente superato: tra quanti si sono rivolti a noi, finora, soltanto otto persone hanno deciso di fermarsi ai colloqui preliminari”.

Per chi ha deciso di proseguire, invece, “è stato fondamentale imparare a dare espressione verbale al senso di rabbia, di frustrazione e di impotenza accumulato nel tempo. Si tratta semplicemente di trasformare il vissuto in parole, che non vengano più usate come armi per ferire il prossimo. Non è detto che questa espressione riesca a trasformare il vissuto individuale, perché questo resta comunque legato a un oggettivo dato di realtà; ma di certo può smorzare moltissimo le tensioni in famiglia e negli ambiti relazionali”.

“In altri termini, - conclude Quattrocolo - spesso è sufficiente spiegare al coniuge: ‘non ce l’ho con te, ma sto male e ho bisogno di essere lasciato perdere’. In questo modo è possibile invertire un processo che altrimenti rischia di spezzare legami importanti. Legami che, al contrario, potrebbero svolgere un ruolo positivo anche nei momenti di crisi”.  Chi volesse rivolgersi a Sos Crisi, può chiamare lo 011/8390942 o il 345/7350229. Per informazioni: www.soscrisi.it  

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