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“Je suis sfrattato”, la battaglia per proroga sfratti continua. 20 gennaio presidio alla Camera
Nasce da un appello promosso dal sindacato Unione Inquilini il presidio che si terrà il 20 gennaio dalle 10,00 alle 13,00 davanti alla Camera per continuare la battaglia a favore della richiesta proroga sfratti per finita locazione, che coinvolge famiglie e inquilini con gravi handicap, cittadini poveri o con gravi disagi familiari.

Le prime adesioni arrivano da Sel, con Stefano Zuppello, dalle Famiglie del comitato popolare di lotta per la casa, Rifondazione Comunista. Associazione ” I blu”, la cooperativa di autorecupero Vivere 2000, la cooperativa Corallo. Gruppo PD del Municipio XIV e della commissione casa dello stesso municipio. Elena Giuliani, impiegata. Paolo Berdini, urbanista.

Il mancato inserimento della proroga sfratti all’interno del decreto milleproroghe, non ancora convertito in legge, ha scatenato da subito preoccupazione da parte dei cittadini che subirebbero il grave danno di ritrovarsi senza un tetto sulla testa, ma ha scatenato anche mobilitazione dei sindacati, forze politiche e sociali.

Da una parte in piazza, a Roma, in questi giorni sono scesi anziani, parenti e amici di chi potrebbe perdere la casa. Sono arrivate fino ai media testimonianze di chi dichiara l’impossibilità di disporre di circa 2200 euro da dare per le case di proprietà di un ente ecclesiastico, Propaganda Fide. Di chi a ottant’anni non può sostenere un affitto di 1200 euro al mese, quando ne pagava 800, e tutt’ora, senza contratto, ne continuare a sborsare 800. E parliamo di chi, a seguito del decesso della madre, subentra nell’appartamento in affitto in cui viveva, con la scadenza del contratto continua a pagare in nero, e con la mancanza di un posto dove spostarsi: “Vogliono cacciarmi. e finirò per strada – dichiara – per questo voglio restare nella casa in cui vivo”. Di chi vive da più di 40 anni in una casa e viene mandato via.

Insomma, la voce degli sfrattati si fa sentire e numeri importanti accompagnano questo dramma. Sono circa 3000 a Roma le famiglie con sfratto per finita locazione. Nel Lazio se ne contano invece 4000 circa. Per questo la campagna di questi giorni è stata lanciata con un forte richiamo, “Je suis sfrattato”, è l’immagine utilizzata e divulgata dal sindacato.

Dopo il mancato inserimento proroga sfratti nel decreto milleproroghe, Walter De Cesaris, segretario nazionale Unione Inquilini, ha scritto una lettera aperta a Matteo Renzi. Pochi giorni fa forze sindacali e politiche a Roma hanno consegnato una lettera con richiesta proroga sfratti, assenza forza pubblica, in Prefettura.

“Oggi abbiamo consegnato al Prefetto di Roma la lettera con la quale chiediamo la sospensione degli sfratti a Roma per almeno due mesi – ha spiegato in quella circostanza Guido Lanciano, Segretario Unione Inquilini Roma-Lazio – Questo allo scopo di consentire al Parlamento di emendare il decreto mille proroghe e reinserire cosi la proroga per le famiglie in grave disagio abitativo e in presenza di anziani, portatori di handicap, minori e malati terminali. Dalla Prefettura ci è stato comunicato che non esiste nessuna sospensione degli sfratti formale, contrariamente a quanto a dicembre aveva dichiarato l’ex assessore Ozzimo.”

Non sono mancate in questi giorni, ad appoggiare la battaglia degli inquilini sfrattati, le prese di posizione degli assessori alla casa del comune di Roma, nuovo incarico di Francesca Danese, e degli assessori di Milano e Napoli, con una lettera di protesta al governo dove è stato richiesto un ripensamento.

Di ieri è l’appello lanciato dall’Unione Inquilini. La richiesta è chiara: “Modificare la decisione che il governo ha preso è pertanto possibile e per farlo occorre che la camera dei Deputati – scrive il sindacato – dove il decreto sarà discusso in prima battuta, approvi un emendamento che disponga che anche per il 2015 sia in vigore la sospensione dell’esecuzione degli sfratti per finita locazione ai danni dei nuclei con difficoltà economiche e disagi familiari. Per questo – aggiunge il sindacato in nota – occorre subito lanciare una mobilitazione unitaria, vasta e articolata che coinvolga il più ampio spettro possibile di forze sociali, sindacali, politiche, delle associazioni del volontariato laico e religioso, di rappresentanti delle amministrazioni locali, di parlamentari e rappresentanti di gruppi municipali, comunale e regionale”.

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