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Continua la guerra di Renzi ai poveri: 30mila sfratti in arrivo
Casa. Il governo ha negato il rinnovo della sospensione degli sfratti per finita locazione nel «Milleproroghe». Walter De Cesaris (Unione Inquilini): «Chiediamo un piano per la residenza popolare da un milione di case»

Il Con­si­glio dei mini­stri ha negato alle fami­glie disa­giate il rin­novo della sospen­sione degli sfratti per finita loca­zione. Pub­bli­cato in Gaz­zetta uffi­ciale, il testo del «Mil­le­pro­ro­ghe» che ha rece­pito la deci­sione presa alla vigi­lia di natale è un nuovo epi­so­dio della guerra ai poveri ini­ziata dal governo Renzi sin dal suo inse­dia­mento. Il mini­stero delle Infra­strut­ture l’ha giu­sti­fi­cata soste­nendo che il «Decreto Lupi» sulla casa ha incre­men­tato i fondi per gli affitti e per la moro­sità incol­pe­vole per un totale di 446 milioni di euro. I fondi per la sospen­sione degli sfratti sareb­bero stati assor­biti in que­sto provvedimento.

Una valu­ta­zione rite­nuta del tutto errata dai sin­da­cati degli inqui­lini. Nel suo comu­ni­cato, il mini­stero di Lupi avrebbe indi­cato la somma degli stan­zia­menti fino al 2020, non quella riser­vata per il 2014–2015. L’esecutivo ha stan­ziato 100 milioni di euro per il fondo affitti nel 2014 e nel 2015, 35 milioni di euro per il 2014 e 35 milioni di euro per il 2015 per il fondo moro­sità incol­pe­vole. Somme che non sono ancora arri­vate ai comuni inte­res­sati. Per il bien­nio 2014–2015 il totale fa 270 milioni e non 446. Cifre asso­lu­ta­mente ina­de­guate per affron­tare la crisi abi­ta­tiva attuale. A titolo di esem­pio, si pos­sono ricor­dare quelle stan­ziate nel 1999, sedici anni fa: solo il fondo per gli affitti con­tava su 350 milioni di euro all’anno. Oggi il fondo è stato can­cel­lato, men­tre gli sfratti aumen­tano a valanga.

Per Aldo Rossi, segre­ta­rio nazio­nale del Sunia, que­sta deci­sione met­terà a rischio sfratto 30 mila fami­glie. Nella sola città di Roma, a gen­naio, potranno essere sfrat­tate circa 3 mila sfratti a fami­glie che con­ti­nuano rego­lar­mente a pagare l’affitto, ma hanno il con­tratto sca­duto. Que­sta è la pre­vi­sione di Guido Lan­ciano, segre­ta­rio dell’Unione Inqui­lini di Roma e del Lazio.

I desti­na­tari del prov­ve­di­mento sono i nuclei con red­diti com­ples­sivi lordi infe­riori a 29 mila euro annui che, in più, vedono la pre­senza di anziani, minori, por­ta­tori di han­di­cap gravi e malati ter­mi­nali. Par­liamo di fami­glie che non hanno alcuna pos­si­bi­lità di tro­vare un allog­gio alter­na­tivo. Con­si­de­rata la dram­ma­tica carenza strut­tu­rale di alloggi sociali, i comuni non riu­sci­ranno ad inter­ve­nire in maniera effi­cace e tem­pe­stiva per con­tra­stare la nuova emer­genza sociale, una goc­cia nell’oceano di una situa­zione disperata.

Dal 2009, ci sono stati 350 mila sfratti, ad un ritmo di 80 mila sen­tenze all’anno. Il 90% di que­sti prov­ve­di­menti sono per «moro­sità incol­pe­vole». Il nuovo anno ini­zia con 300 mila sen­tenze ana­lo­ghe pen­denti. Set­te­cento mila fami­glie hanno fatto domanda per una casa popo­lare, ma non hanno rice­vuto una rispo­sta. Si cal­cola che per ogni sfratto accer­tato ci siano almeno altre 10 fami­glie «bor­der line», quelle cioè che hanno almeno due men­si­lità di affitto arretrate.

Invece di inve­stire sulle poli­ti­che degli alloggi sociali, l’esecutivo incen­tiva gli sfratti e con­so­lida un record tutto ita­liano. Il nostro paese riserva il 4% per gli alloggi sociali con­tro una media euro­pea del 16% e nulla fa per pre­miare la ricerca di indi­pen­denza dei gio­vani dalle fami­glie di ori­gine. A pesare è cer­ta­mente la disoc­cu­pa­zione di massa, ma è chiaro che una poli­tica abi­ta­tiva mirata aiu­te­rebbe i ragazzi ita­liani a con­qui­stare la loro libertà.

Con­fe­di­li­zia è sod­di­sfatta: «Il governo ha evi­tato il 31esimo blocco degli sfratti: ha rotto la rituale litur­gia» sostiene Cor­rado Sforza Fogliani, pre­si­dente dell’associazione secondo il quale la «legge dell’equo canone che non risolse alcun pro­blema ma nel con­tempo ne creò tanti». Sforza Fogliani auspica che il governo man­tenga la sua deci­sione con­tro una «peri­co­losa dema­go­gia». Si rife­ri­sce, pro­ba­bil­mente, a chi denun­cia l’emergenza sociale degli sfratti.

Come Wal­ter De Cesa­ris, segre­ta­rio nazio­nale del sin­da­cato degli inqui­lini. In una let­tera a Renzi, De Cesa­ris ha chie­sto di emen­dare il «Mil­le­pro­ro­ghe» nella discus­sione par­la­men­tare e lo ha invi­tato a inter­ve­nire sui pre­fetti per evi­tare il ricorso agli sgom­beri vio­lenti con poli­zia e cara­bi­nieri per i nuclei in pos­sesso dei requi­siti. Biso­gna evi­tare che il dramma si tra­sformi nelle tra­ge­die viste a Milano, o a Roma, negli ultimi mesi.

Gli inqui­lini annun­ciano un gen­naio pieno di mobi­li­ta­zioni e fanno appello ai movi­menti per il diritto all’abitare e alla società civile. In que­sti mesi sono riu­sciti a bloc­care il decreto sulla dismis­sione dell’edilizia resi­den­ziale pub­blica che pre­ve­deva l’asta delle case popo­lari a prezzi di mer­cato e senza tutele per gli asse­gna­tari. Duris­sima è l’opposizione con­tro l’articolo 5 del decreto Lupi, una misura liber­ti­cida che taglia acqua luce e gas a chi occupa immo­bili vuoti e ne chiede il riuso per fini abi­ta­tivi. A Renzi gli inqui­lini chie­dono un incon­tro per esporre un piano arti­co­lato in tre mosse: un incre­mento dell’offerta pub­blica di alloggi sociali pari a un milione di case; un inter­vento shock sul mer­cato degli affitti pri­vati a costo zero e il blocco di un anno sugli sfratti, com­presi quelli per moro­sità incolpevole.

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