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Viaggio a Roma, la città delle case senza gente e di gente senza casa
Porta di Roma. Abitazioni semi-deserte e sfitte acquistate a prezzi stratosferici con la promessa di avere, un giorno, servizi pubblici e metropolitana. Mai arrivati

Diritto all’abitare. Porta di Roma è un quartiere della periferia nord della Capitale cresciuto attorno allo shopping mall più grande d’Europa. Abitazioni semi-deserte e sfitte acquistate a prezzi stratosferici con la promessa di avere, un giorno, servizi pubblici e metropolitana. Mai arrivati: «Basta appartamenti vuoti. E gli speculatori paghino l’Imu. La crisi è di chi specula». Il racconto nella quarta giornata nazionale «Sfratti zero», numerosi presìdi dell’Unione Inquilini

Porta di Roma è un astro­nave di cen­ti­naia di migliaia di metri cubi di cemento pre­ci­pi­tata a ridosso del Grande rac­cordo anu­lare. É un corpo com­patto che ha inglo­bato in costru­zioni ano­nime e gigan­te­sche ettari di agro romano. I par­cheggi, le rampe, i palaz­zoni sono una pro­ie­zione fisica dell’incubo di James Bal­lard: attorno allo shop­ping mall omo­nimo, il più grande d’Europa con più di 200 negozi tra cui svet­tano Ikea, Leroy Mer­lin, super­mer­cati e un cinema mul­ti­sala, sorge un quar­tiere con case par­zial­mente abi­tate, acqui­state a prezzi stra­to­sfe­rici quando l’urbanistica del centro-sinistra di Wal­ter Vel­troni e gli affari della giunta Ale­manno erano con­si­de­rate sino­nimi del pro­gresso, men­tre oggi sono lo sche­le­tro della volontà di potenza dei palazzinari.

Que­sta peri­fe­ria rac­conta il deserto di Roma dove la ren­dita si fa corpo in una città dove i valori immo­bi­liari sono così alti da essere inso­ste­ni­bili per la mag­gior parte della popo­la­zione, costretta a tra­sfe­rirsi nell’immensa peri­fe­ria metro­po­li­tana: Gui­do­nia, Anzio, Ardea, Net­tuno e Pome­zia. E poi Ladi­spoli, Cer­ve­teri fino a Civi­ta­vec­chia. La città-mostro è con­ti­nuata a cre­scere a suon di cambi di desti­na­zione d’uso, men­tre per ogni giorno lavo­ra­tivo del 2014 a Roma ci sono stati 13 sfratti ese­guiti con la forza pub­blica, 47 accessi di uffi­ciali giu­di­ziari, 38 nuove sen­tenze di sfratto.

A Porta di Roma, que­sto mondo lunare, i rap­pre­sen­tanti dell’Unione Inqui­lini ieri hanno tenuto una con­fe­renza stampa iti­ne­rante in occa­sione della IV gior­nata nazio­nale «Sfratti Zero» con decine di mani­fe­sta­zioni in tutto il paese. «Basta case vuote, gli spe­cu­la­tori paghino l’Imu» (la tassa sulla prima casa che il governo vuole abo­lire) era lo stri­scione retto, sotto gli ombrelli, dai sindacalisti.

L’occasione ha per­messo di rac­con­tare la sto­ria di una città per­duta. Il mondo qui si divide in due: dal lato delle case popo­lari di via di Vigne Nuove le tasse si pagano, dall’altro lato della stessa strada no. «Ci sono molte per­sone che hanno cre­duto alla pro­messa che qui sareb­bero arri­vati i ser­vizi e la metro­po­li­tana – ha detto il segre­ta­rio romano dell’Unione Inqui­lini Guido Lan­ciano – Non c’è asso­lu­ta­mente nulla e i costrut­tori non paghe­ranno nem­meno l’Imu, non abbas­se­ranno i prezzi di ven­dita per­ché non hanno alcuna inten­zione di ven­derle. Siamo davanti alla crisi degli affari di chi spe­cula– davanti a uno Stato che fa regali alla spe­cu­la­zione. Ricor­diamo che chi vive nelle case popo­lari paga l’Imu».

La crisi ver­ti­cale della Capi­tale deriva da una poli­tica urba­ni­stica spe­cu­la­tiva che ha negato la mobi­lità del tra­sporto pub­blico, tra­sfor­man­dola in un’immenso ingorgo per­ma­nente. Chi abita nei quar­tieri fan­ta­sma è costretto a pren­dere l’auto, men­tre assi­ste ai tagli delle linee dell’Atac. Chi è stato espulso dall’area metro­po­li­tana per­corre fino a cento chi­lo­me­tri andata e ritorno per lavo­rare. Chi non ha casa, occupa dopo essere stato spinto sem­pre più fuori dalla città con gli affitti più cari d’Europa. I movi­menti sociali che, in que­sti anni, hanno osato sfi­dare l’assetto della città sono stati som­mersi da sgom­beri denunce e arre­sti. Nell’impero della ren­dita la repres­sione è un altro volto del con­sumo del ter­ri­to­rio e dell’emergenza sociale pro­vo­cata dal caro affitti e dagli sfratti per moro­sità. Quar­tieri deserti sor­gono come fun­ghi, le case restano vuote.

La tem­pe­sta per­fetta è con­fer­mata dai dati. Per l’Unione Inqui­lini, nel 2014 le nuove sen­tenze di sfratto a Roma sono cre­sciute rispetto al 2013, quando ave­vano supe­rato per la prima volta la soglia degli 8 mila prov­ve­di­menti. Sono 8264. Le richie­ste di ese­cu­zione con l’ufficiale giu­di­zia­rio sono 10.263 (+28,67% rispetto al 2013) e le ese­cu­zioni for­zate con la forza pub­blica sono state 2.726 (con un incre­mento di quasi il 5% rispetto all’anno scorso).

Il rap­porto 2014 sugli sfratti in Ita­lia redatto dall’ufficio cen­trale di sta­ti­stica del mini­stero dell’Interno mostra una realtà feroce: i prov­ve­di­menti ese­cu­tivi di «rila­scio degli immo­bili» erano in totale 77.278: 3.433 per neces­sità del loca­tore, 4.830 per finita loca­zione e ben 69.015 per moro­sità o altra causa. La crisi dei red­diti è stata deva­stante: nel periodo preso in esame le richie­ste di sfratto con uffi­ciale giu­di­zia­rio sono state 150.076, gli sfratti ese­guiti 36.083. L’incremento più rile­vante ha inte­res­sato il Molise e la Puglia. Una fles­sione è stata regi­strata in Basi­li­cata (-32,3), Sici­lia (-23,3) e Emi­lia Roma­gna (-11). La regione che ha regi­strato più prov­ve­di­menti di sfratto è stata la Lom­bar­dia (14.533) seguita dal Lazio (9.648).

Per porre un freno a que­sta deriva, l’Unione Inqui­lini ha pro­po­sto di abbas­sare i prezzi della case almeno del 30%; una nuova poli­tica abi­ta­tiva volta a incre­men­tare l’offerta pub­blica di abi­ta­zioni sociali in Ita­lia gra­zie al recu­pero del patri­mo­nio dema­niale, civile e mili­tare inu­ti­liz­zato o in disuso valu­tato 281 miliardi di euro; desti­nare risorse per il pas­sag­gio da casa a casa agli sfrat­tati e alle 700 mila fami­glie col­lo­cate nelle gra­dua­to­rie comu­nali. La buona noti­zia di ieri è arri­vata da Pisa dove il pre­fetto ha sospeso gli sfratti dal 9 otto­bre al 6 dicem­bre. In attesa di un giorno migliore.

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