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Sanità, vietato chiamarli tagli ma sicuramente faranno danni. Rivolta di sindacati e associazioni
La Camera dei Deputati ieri ha convertito in legge il ddl enti locali che apporta un ulteriore taglio lineare al Fondo Sanitario Nazionale pari a 7 miliardi nei prossimi tre anni. Nei giorni scorsi la Corte dei Conti, che difficilmente può essere accusata di dire bugie, ha certificato che la sanità dal 2010 al 2014 ha dato il più alto contributo al risanamento dei conti tra tutti i comparti e istituzioni, ed il rapporto SVIMEZ ha ri-certificato il collasso del meridione, sanità compresa.

Nei testi di legge, il termine tagli ufficialmente non si utilizza, ma è solo un gioco di parole. Nei due miliardi emezzo di interventi varati con il dl Enti locali, per quest’anno, i tagli ci sono, e creano parecchio allarme. Tutti sanno, a cominciare dai Governatori delle Regioni che la situazione potrebbe deflagrare con la prossima legge di stabilità, dove Renzi ha in mente una sforbiciata di altri dieci miliardi, con il rischio di una sanità sempre più povera per i poveri e quasi interamente privatizzata. Non è un mistero per nessuno, infatti, che già ben 10 milioni di persone in Italia non hanno accesso alle cure per problemi economici. Un numero destinato a crescere con gli ultimi provvedimenti che intervengono direttamente su 27 milioni di prestazioni sanitarie specialistiche. Il taglio netto del 5% di spesa per beni e servizi, poi, produrrà il solo effetto di licenziamenti e peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori esternalizzati, “con conseguente abbassamento della qualità dell’assistenza, senza intaccare minimamente il sistema degli appalti e il profitto dei privati”,come scrive Usb una sua nota.
Nella nota USB a firma di Licia Pera si legge ancora: “Nessuna illusione deve essere riposta sulla volontà delle Regioni di contrapporsi al piano di smantellamento della sanità pubblica, perché ne sono le artefici insieme al Governo e lo starnazzare sguaiato di qualche governatore del nord è finalizzato solo alla salvaguardia del proprio orticello elettorale. Così come non serva da consolazione la bufala che i risparmi ottenuti vengano rinvestiti all’interno della sanità, perché è già legiferato che possano essere sacrificati al rispetto dei conti pubblici. Il Governo continua così a trattare i diritti fondamentali delle persone come il proprio bancomat di riferimento e salute, istruzione, pensioni ne sono l’esempio più lampante”.
“Dopo il taglio dei posti letto che ha introdotto reparti fantasma popolati da posti barella, si tagliano anche prestazioni ambulatoriali - commenta il Segretario Nazionale Anaao Assomed, Costantino Troise - con il corollario di minacciate sanzioni ai medici, considerati generatori di sprechi, da amministrare e controllare per comportamenti irresponsabili se non fraudolenti. Comunque da penalizzare anche espropriando le risorse economiche messe a disposizione da contratti precedenti, incuranti di un blocco contrattuale che inchioda i loro salari ai valori nominali del 2010. Come questo combinato disposto possa conciliarsi con la sbandierata volontà di Governo e Regioni di valorizzare, anche dal punto di vista economico, i loro percorsi professionali rimane un mistero”.
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