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Sanità. Campania prima per malattie e morti, grazie a tagli e corruzione
A Napoli, all’Ospedale Loreto Mare, questa volta non si tratta di semplici lavativi che fanno sega e non timbrano il cartellino perché siamo di fronte ad una vera e propria organizzazione di complicità e di connivenze.
Alcuni dei controllori (dipendenti dell’Ufficio rilevazioni presenze e assenze) che coprono i dipendenti, addetti alla “strisciatura multipla” e che operano in forma mirata in base ai diversi turni di servizio con ben 20 badge da “strisciare” quotidianamente.

Formalmente le accuse sono quelle classiche cioè truffa ai danni di ente pubblico e falsa attestazione di presenza, ma moralmente c’è molto di più. Siamo in Campania e gli assenteisti che truffano l’ospedale, quindi i malati, non facendo il loro dovere, in un sistema sanitario come quello napoletano ridotto ormai al lumicino, sono deprecabili e immorali tanto quanto i camorristi che sotterrano i rifiuti cancerogeni. C’è chi le malattie le fa venire e c’è chi le malattie contribuisce a non curarle perché ha altro da fare.

In Campania si muore di Campania perché l’aspettativa di vita e la speranza di vita alla nascita sono diminuite (meno 6 e 4 anni) la mortalità evitabile dal 2001 è aumentata (più del 20 per cento) e in ogni caso la mortalità in senso stretto è più alta per tutte le malattie importanti. Ma in Campania si muore di Campania anche perché a parità di incidenza di malattia spesso non si è curati come si dovrebbe. Il sistema sanitario è alla frutta o almeno è ciò che resta dopo aver ripianato il debito tagliando servizi e piante organiche.

La prima conseguenza politica di questa retata di assenteisti, (preceduta da altre retate ricordo quella dello scorso anno all’azienda ospedaliera Ruggi d’Aragona di Salerno), è grave e avviene all’indomani del riparto del fondo sanitario tra regioni nel quale per la prima volta le regioni del nord, anche rinunciando a delle risorse e pur avendo i conti in ordine hanno accettato di andare incontro alle necessità delle regioni del sud modificando a loro favore la quota ponderata. Zaia il governatore del Veneto, ha buon gioco ad affondare il colpo («da oggi muro contro muro su ogni suddivisione di fondi nazionali»). Se non si taglia alla radice il malcostume, l’indice di deprivazione tanto invocato dal sud finisce paradossalmente per rifinanziarlo. Quindi fine della solidarietà.

Ma morire di Campania tra camorristi che sotterrano rifiuti e assenteisti che non lavorano è come essere cornuti e mazziati. Non solo la gente viene curata di meno (posti letto -9,2%, personale -9%) ma paga pure di più: i ticket sono aumentati del 40,6%, le visite intramoenia a pagamento presso gli ospedali pubblici sono aumentate del 21,9% ed i ticket per i farmaci del 76,7%).

In mezzo il magma oscuro del lavoro interinale cioè degli appalti alle agenzie interinali, un business da capogiro che in barba ai decreti del 2016 (n° 6) e alle graduatorie aperte ancora valide e bandite fin dal 2011,fanno la fortuna di ditte ben conosciute, rispetto alle quali non si capisce come si riesce ad offrire ribassi pazzeschi sulle base d’asta, e nello stesso tempo a costare alla fine molto di più rispetto ai costi correlabili a delle normali procedure concorsuali (la stima ipotetica è circa il 30%). Sarebbe bene che la magistratura su questa faccenda buttasse almeno un occhio perché personalmente non penso che l’assenteismo sia separabile da altri problemi di malcostume.

Per la Campania bisognerebbe rompere con la consuetudine e riconoscere lo “stato di emergenza” perché nei confronti della anomala mortalità della popolazione siamo di fronte ad un disastro colposo. In secondo luogo si dovrebbe riconoscere lo “stato di eccezione” perché la compromissione della funzionalità dei servizi sanitari ci impone di dedicarci con tutte le forze alla ricostruzione della sanità pubblica. Infine bisognerebbe istituire un “comitato regionale per la salute pubblica” anche applicando l’art 120 della Costituzione, nominare un esecutivo coordinato da un commissario straordinario che gestisca in tempo reale tanto la situazione sanitaria che quella dei servizi, composto da rappresentanti della società civile, da esperti, dai sindacati, delle istituzioni, dai servizi e che deliberi le cose urgenti da fare.

Se in Campania si muore di Campania va rimarcato per amore della verità il valore di coloro che non sono assenteisti, che nonostante tutto fanno il loro dovere, che lavorano in condizioni disastrose, cioè il valore delle professioni oneste al servizio della gente. Costoro come i malati appaiono vittime diverse ma di una comune tragedia. E sono le persone su cui bisogna puntare per cambiare lo stato delle cose.

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