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Sanità, i quarant'anni di Medicina Democratica. Il punto sulla salute delle classi lavoratrici in Italia
Quarant’anni fa nasceva l’associazione Medicina Democratica, che, a differenza di Psichiatria Democratica e di Magistratura Democratica, precisa: “movimento di lotta per la salute”.
Questa precisazione ha un grande significato, in quanto i primi passi dell’associazione sono stati fatti a contatto con le realtà delle fabbriche che presentavano allora, anche più di oggi, livelli di nocività ambientale molto alti; infatti negli anni del dopoguerra, la divisione internazionale del lavoro aveva spostato le lavorazioni più nocive in Italia (raffinerie e derivati del petrolio, amianto, polivinili, ecc.); per alcune lavorazioni non spostabili si ricorreva a lavoratori immigrati (ad esempio nelle miniere di carbone belghe), lavoratori che poi ritornavano in Italia ammalati spesso con patologie alla cui origine era difficile risalire.

La facoltà di Medicina (compresa la “Clinica del Lavoro”) era del tutto indifferente a questo contesto storico; unica voce era quella dell’Istituto di Biometria e Statistica diretto dal professor Giulio Maccacaro, che ha invitato i gruppi di operai che lottavano contro la nocività dei luoghi di lavoro, coadiuvati da alcuni medici e studenti di medicina, ad associarsi e meglio coordinare le loro azioni.
E’ così nata nel 1976 Medicina Democratica Movimento di Lotta per la Salute.
Le critiche alla nocività negli ambienti di lavoro e di vita, hanno portato a chiedersi perché la medicina accademica tralasciasse di analizzare questioni così importanti; Medicina Democratica ha così esteso la propria analisi al modo con cui la medicina viene insegnata e praticata, partecipando a tutte quelle lotte che negli anni ‘70 e ‘80 hanno cercato di realizzare una Riforma Sanitaria in linea col dettato costituzionale (articolo 32) e di costruire un ambiente di vita e lavoro sano (vedi ad esempio la lotta contro i termovalorizzatori, contro la TAV, contro le produzioni fluoroacriliche).

La pratica della medicina era fortemente influenzata dagli aspetti corporativi dell’Ordine dei Medici e dall’industria farmaceutica; in particolare l’Ordine dei Medici proclamava la “serrata degli ambulatori” ogni qual volta privilegi anche secondari della professione venivano intaccati; Maccacaro allora conia la denominazione di “Medicina del Capitale” per etichettare una sanità che cercava di porre rimedio a varie patologie senza preoccuparsi dell’ambiente di lavoro e di vita in cui queste malattie si originavano. Inoltre che le mutue non tutelavano tutti i lavoratori; in particolare i disoccupati perdevano ogni diritto a prestazioni gratuite dopo 6 mesi dalla perdita del lavoro; Medicina democratica aveva allora supportato medici che aprivano “ambulatori popolari”.

Questo contesto storico è ben sintetizzato da Maccacaro: “La lotta collettiva per la salute collettiva investe tutto il modo di produzione e lo contesta in ciò di cui è più geloso: la sua falsa e deviata razionalità. Quella razionalità asservita quanto più si dichiara oggettiva, che ne alimenta e vorrebbe legittimare la pretesa a porsi come modello per la gestione della società in tutte le sue articolazioni: dalla struttura urbana alla organizzazione dei servizi, dalla scansione dei tempi al dettato dei consumi, dalla scuola e per ogni altro dovere sociale”.
Una assistenza sanitaria globale e non limitata alla sola cura delle malattie, una sanità quindi che investe ogni aspetto della vita sociale; la realizzazione di un simile disegno non può avvenire senza partecipazione democratica; Medicina Democratica si è assunto, 40 anni fa, il difficile compito di realizzare questo disegno.

È quindi stato più che logico in questo Convegno domandarsi: cosa si è fatto e realizzato in questi 40 anni? Come dice il volantino di presentazione questo Convegno non vuole essere un evento auto celebrativo, ma di riflessione critica, prendendo in considerazione alcune linee direttive che avevano guidato la nascita della associazione: un servizio sanitario universale ed esigibile, prevenzione, partecipazione, soggettività.

A) La legge di Riforma sanitaria del 1978 accoglie le richieste fatte soprattutto dalle Organizzazioni Sindacali: “Il SSN è costituito dal complesso delle funzioni, delle strutture, dei servizi e delle attività destinati alla promozione, al mantenimento e al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione senza distinzioni di condizioni individuali e sociali e secondo modalità che assicurino l’uguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio”. Per tutti gli anni ‘80 si scatena una furiosa battaglia di stampa contro il SSN, malgrado che si assistesse ad una serie di successi: riduzione netta della mortalità infantile, cure assicurate anche a chi prima ne era privo, aumento della vita media. Si mettono così in atto varie “controriforme”. I ticket, l’aziendalizzazione delle USSL e degli Ospedali con conseguente introduzione del sistema dei DRG (cioè un preziario che interessava ogni prestazione medica), la eliminazione degli interventi sociali tranne che quelli riguardanti la vecchiaia, la maternità-infanzia, le tossicodipendenze e i malati psichiatrici, ed infine la separazione tra Sanità e tutela dell’ambiente ora affidata all’ARPA.

B) La prevenzione secondo Medicina Democratica doveva essere soprattutto una “lotta di massa organizzata contro le cause di malattia”; invece si è affermata una “prevenzione secondaria” che è in pratica diagnosi precoce riguardante alcune patologie particolarmente diffuse; la cultura consumistica dominante ha stravolto questa concezione spingendo le persone a sottoporsi ad accertamenti laboratoristici e strumentali spesso inutili. Altro strumento utilizzato è l’educazione sanitaria che dovrebbe stimolare l’osservanza di stili di vita sani come se le persone non sapessero che mangiare e bere male, fumare, drogarsi fa male alla salute; in pratica ci si limita a fare delle “prediche”, ma non si indaga su quei fattori psicosociali che portano le persone a trascurare stili di vita sana, in quanto strettamente correlati alle situazioni socioeconomiche presenti. Gli studi epidemiologici evidenziano come malattie croniche e morti precoci siano legate strettamente a determinanti sociali di malattia; tutto questo rimane confinato “nell’accademia” e si bada bene che non diventi patrimonio comune.

C) La soggettività era uno dei cardini dell’intervento in fabbrica; erano gli operai stessi che descrivevano la nocività o la pericolosità di determinati procedimenti produttivi, senza delegare ai tecnici il compito di giudicare cosa doveva essere fatto; attualmente si sono ottenuti interventi da parte della Magistratura, coadiuvata da tecnici e medici; si è sostanzialmente burocratizzato l’intervento nelle principali aggregazioni lavorative; la precarizzazione del lavoro, i bassi salari, il ricorso ad esternalizzazioni rende impossibile attuare misure efficaci.

D) Ma è soprattutto la partecipazione delle persone che è venuta a mancare; Medicina Democratica ha cercato di promuovere varie iniziative atte a modificare l’attuale assetto dei servizi sanitari e sociali. E’ mancata in generale la spinta propulsiva della gente per cui proposte anche originali ed innovative non hanno trovato un terreno favorevole alla loro applicazione. È così che i servizi sanitari si sono sempre più burocratizzati ed allontanati dalle competenze dei Comuni che rimangono storicamente il luogo in cui i cittadini esercitano più facilmente la partecipazione democratica.
 
Malgrado queste “sconfitte” Medicina Democratica ha saputo in questi 40 anni mantenersi viva e vitale; nel corso del Convegno si sono così analizzati vari settori di intervento.
1) Il più convalidato per Medicina Democratica riguarda il contrasto alla nocività degli ambienti di lavoro e di vita. Uso il termine contrasto e non lotta per sottolineare che questi interventi hanno subito profonde modificazioni in 40 anni: da vertenze sindacali che negoziavano sui provvedimenti da prendere a obblighi di legge da far rispettare eventualmente col ricorso alla Magistratura; così Medicina Democratica si è costituita parte civile in importanti processi (Thyssen Krupp, Eternit di Casale Monferrato, Broni, ecc.); è importante notare che in talune di queste azioni si continua a mettere in atto una strategia “scoperta” già dagli anni ‘70: collegare la nocività in fabbrica all’inquinamento che la fabbrica stessa provoca all’esterno e quindi coinvolgere operai e popolazione in un’unica lotta. Importanti poi sono stati i contributi nel promuovere o aggiornare leggi e nel cercare di far considerare nell’area del penale e non del civile i reati ambientali causati da lavorazioni; importante a questo riguardo è l’audizione al Parlamento sui tumori causati da processi lavorativi mettendone a punto sia gli aspetti epidemiologici e patogenetici sia gli aspetti giuridici. Attualmente però assume una importanza sempre maggiore nel settore della medicina del lavoro il mobbing, il logoramento psicofisico legato non solamente alla complessità e ai ritmi di lavoro, ma anche alla precarietà e alla complessità del vivere.

2) Strettamente collegato a questo tema è l’inquinamento dei luoghi di vita legato in particolare allo smaltimento dei rifiuti; si deve in gran parte all’azione di Medicina Democratica la sensibilizzazione attuale nei confronti delle discariche e dei termovalorizzatori cosiddetti moderni; del tutto recente è la lotta nei confronti dei trasporti pericolosi accesa in occasione del disastro ferroviario di Viareggio.

3) Continua ormai da decenni la lotta contro la mercificazione della assistenza sanitaria; ricordo che Medicina Democratica si era costituita parte civile nel processo contro la clinica Santa Rita.
Nel corso di questo Convegno si è riproposto un metodo di retribuzione delle prestazioni sanitarie non basato sulle singole prestazioni (vedi sopra: DRG) ma sulla efficacia delle stesse nonché una collaborazione internazionale con “Europe Heath Network”. Bisogna infatti considerare che questo attacco alla sanità pubblica è generalizzato in tutto il mondo capitalista; lo stesso servizio sanitario inglese che è servito da guida per tutti i sistemi sanitari pubblici e universalistici ha subito notevoli mutilazioni. Il pericolo più subdolo deriva dalla cosiddetta Assistenza Sanitaria Integrativa che dovrebbe permettere prestazioni più veloci e confortevoli; non può essere taciuto che nell’ultimo contratto FIOM si prevede questo tipo di assistenza che non potrà che portare a una spinta verso la sanità privata e a una frattura tra cittadini di serie A che possono accedere a determinate prestazioni e cittadini di serie B che non lo possono fare.

4) Ampi spazi del convegno sono stati impiegati per analizzare possibilità di riordino della medicina territoriale; si è sottolineata la crisi del medico di medicina generale (di famiglia) ora impegnato in compiti soprattutto burocratici, impreparato dalla Università ad affrontare modalità diverse di assistenza in particolare la possibilità di lavorare in associazione con altri colleghi. Queste associazioni di medici potrebbero sia assicurare una assistenza di almeno 12 ore/die sia colmare alcune lacune specialistiche; la CGIL da vari anni ha proposto la “Casa della salute” come area in cui affrontare meglio una assistenza sanitaria globale e unitaria. A questo proposito si è sottolineata la carenza territoriale di assistenza, ancora più evidente dato l’aumento di malattie legate all’età. Particolare attenzione è stata posta ai problemi ostetrico-ginecologici in particolare alla mancanza di alternative al parto in ospedale e, conseguentemente, alla medicalizzazione sempre più accentuata di eventi fisiologici. Questo non riguarda solo la ginecologia, ma investe tutti i settori della medicina tanto da parlare di “disease mongering” come fenomeno particolarmente diffuso, che facilita un utilizzo consumistico della assistenza sanitaria. Una organizzazione sanitaria territoriale efficace non può prescindere dal considerare i problemi della disabilità; i tagli fatti in questo settore nelle ultime leggi finanziarie sono tali da impedire una scelta del metodo riabilitativo più adatto al paziente, obiettivo sostenuto da Medicina Democratica.

5) Come si vede le proposte non mancano; mancano le gambe per portarle avanti. I periodi caratterizzati dalla espansione dei diritti sociali sanciti dalla Costituzione hanno visto un grande impegno di massa e di organizzazione di lotte nei territori e nei luoghi di lavoro; non è facile realizzare questo nel settore della sanità in quanto la consapevolezza viene percepita appieno solo nei momenti di criticità; ma quando si è malati non è il momento più propizio per impegnarsi; una mobilitazione delle persone viene oggi per lo più stimolata dalla chiusura di servizi. Manca soprattutto quella visione d’insieme che fa della sanità un tassello dell’assetto sociale della società.
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