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Funzione pubblica, Cgil: "Rischio desertificazione negli organici e, conseguentemente, nei servizi"
La pubblica amministrazione è sotto organico di 253 mila persone e ci sono altri 400 mila dipendenti pronti ad andare in pensione, un'emorragia accelerata dalle uscite anticipate con lo scivolo consentito da Quota 100. Un eventuale piano straordinario di assunzioni al momento, non è nell'agenda del governo.

“Si conferma la nostra preoccupazione: i servizi pubblici rischiano la desertificazione”, afferma la segretaria confederale della Cgil Tania Scacchetti, sottolineando come “nei prossimi tre, quattro anni 500mila dipendenti potrebbero andare in pensione, mentre le procedure relative alle assunzioni registrano gravi ritardi”.

A scattare la fotografia, allarmante, è uno studio di Fpa, secondo cui molti uffici pubblici sarebbero «in ginocchio». Al netto delle uscite per i pensionamenti e i pre-pensionamenti, alla Regioni mancano 100 mila persone, il Servizio sanitario nazionale è sotto di 84 mila dipendenti, i ministeri avrebbero bisogno di altri 17 mila impiegati, ai Corpi di polizia servirebbe assumere almeno altri 13 mila agenti. Il problema è che le 400 mila persone che bussano alla porta per andare in pensione, si trovano nei comparti che sono già in sofferenza: la sanità, l'istruzione, i Comuni e gli Enti che non rispettano le regole del pareggio di bilancio, le amministrazioni "svuotate" come le Città metropolitane.

Solo nella Sanità nei prossimi tre o quattro anni, raggiungeranno i requisiti della pensione (sempre che non anticipino con Quota 100), altre 100 mila persone che si sommerebbero agli 84 mila dipendenti di cui il comparto avrebbe bisogno per coprire i suoi attuali buchi di organico. In questo settore, l’annuncio dell’aumento fino ad 8.000 dei contratti di formazione specialistica post laurea, fatto attraverso un tweet dalla Ministro Grillo, per l'Anaoo-Assomed rappresenta una buona notizia "per il futuro del SSN". Carlo Palermo, Segretario Nazionale Anaao Assomed parla di "un segno tangibile dell’impegno profuso dal dicastero per risolvere il problema della futura carenza di specialisti. Considerando anche l’aumento delle borse per il corso di formazione dei Medici di Medicina Generale, per la prima volta avremo un’offerta formativa, circa 10.000 posti tra i due percorsi, superiore al numero dei laureati per l’anno accademico 2018/2019, stimato in circa 9.000”. Bisognerà vedere ovviamente se tutto questo si tradurrà in una maggiore presenza in corsia del personale medico. 

Nella scuola il dato è persino maggiore a quello della sanità: 204 mila professori e amministrativi pronti all'uscita. Dopo anni di blocco del turn over c'era da aspettarselo. Il comparto pubblico ha perso in un decennio circa 300 mila dipendenti. Con l'effetto collaterale di un aumento dell'età media del persa nale in servizio, che ha superato i 50 anni. L'obiettivo, a questo punto, è quello di ringiovanire la pubblica amministrazione. Il ministro Giulia Bongiorno ha annunciato l'intenzione di istituire dei corsi di laurea in grado di far accedere direttamente ai concorsi ed evitare che si entri nei ranghi delle amministrazioni in età avanzata. Una misura utile, ma non sufficiente. La Ragioneria generale dello Stato, nel suo ultimo Conto sul pubblico impiego ha provato a fare alcune simulazioni. Per abbassare l'età degli statali di un solo anno, portandola a 49,6 anni, sarebbe necessario assumere in un colpo solo 205 mila giovani. Il costo dell'operazione, stimato sempre dai tecnici del ministero dell'Economia, sarebbe di circa 10 miliardi di euro (9,7 miliardi per l'esattezza). 

Lo sblocco del turn over, ossia la sostituzione delle unità cessate con altrettante assunzioni, spiega la Ragioneria, «non consentirà di ridurre sensibilmente gli attuali valori dell'età media nella considerazione che, a fronte delle nuove leve, si registrerà comunque un graduale invecchiamento del personale già in servizio». Servirebbero, insomma, piani straordinari di assunzioni. Delle risorse in bilancio sono state previste. Le ultime tre leggi di Stabilità, quelle del 2017, del 2018 e del 2019 (quest'ultima del governo Conte), hanno stanziato risorse aggiuntive per assunzioni in deroga per 3,2 miliardi di euro. Ma i concorsi vanno ancora a rilento. Per le amministrazioni centrali fino al 15 novembre prossimo non si potranno fare assunzioni. Gli enti locali, che invece hanno già la possibilità di operare, non sempre hanno le risorse a disposizione nei loro bilanci. E intanto bisogna attendere che il disegno di legge sulla concretezza, con l'accelerazione delle procedure di concorso diventi legge.

Per la Cgil, ancora, “occorre superare tutti i vincoli attuali e dare avvio ad un piano straordinario di assunzioni che vada oltre il turnover per garantire i servizi ai cittadini e per innovare l'intero sistema pubblico. Per fare questo occorrono - prosegue - investimenti
straordinari in formazione e valorizzazione del personale, a partire dalla necessità di avviare la nuova stagione contrattuale con risorse
certe”. “Nei prossimi mesi rischiamo quindi - avverte Scacchetti - di dover far fronte a una grave emergenza, dovuta all’enorme carenza del personale. Un pericolo che non può essere affrontato, così come proposto ossessivamente dal Governo, con strumenti di controllo del personale”. “Per una pubblica amministrazione di qualità, precondizione per sviluppo e crescita del Paese, l’8 giugno saremo in piazza a Roma in occasione della manifestazione unitaria ‘Il Futuro è Servizi Pubblici’, promossa da Fp Cgil, Cisl Fp, Uilpa e Uil Fpl”.

 

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