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Oltre un milione di bimbi sono esclusi dal diritto all’asilo nido
Oltre un milione di bimbi sono esclusi dal diritto all’asilo nido. Le scuole non aprono per tutti. E di sicuro non aprono per oltre un milione di piccoli fino a tre anni per i quali, semplicemente e drammaticamente, non ci sono posti. «Un’impossibilità dettata da motivi diversi: per scelta delle famiglie ma, soprattutto, perché ‘respinti’, tra una scarsa offerta pubblica, in progressivo definanziamento, e l’esosa richiesta privata».

La denuncia viene dalla Fp Cgil Nazionale e si basa su un’indagine condotta su dati Istat relativi all’offerta comunale di asili nido e altri servizi socio-educativi per la prima infanzia.

Che l’offerta di nidi in Italia sia un grande problema è cosa nota: il servizio è carente, il privato ha costi troppo alti e spesso le famiglie rinunciano in partenza a iscrivere i piccoli. Nel 2018 Save the Children stimava che solo un bambino su quattro potesse frequentare il nido. E pesano molte differenze regionali. Il risultato è che gli obiettivi europei, garantire la copertura pari al 33%, sono ancora lontani.

La Cgil, che rilancia la campagna #ChiedoAsilo: perché l’asilo nido sia un diritto e non più un servizio a domanda individuale, riporta come l’Istat abbia censito sull’intero territorio nazionale, per l’anno scolastico 2016-2017, 13.147 servizi socio-educativi per l’infanzia, tra pubblici e privati, di cui 11.017 sono asili nido. Una mole tale da coprire nel complesso circa 354 mila bambine e bambini, in poco più della metà dei casi allocati in posti pubblici, e di cui 320 mila nei nidi.

«Numeri che corrispondono al 24% del potenziale bacino di utenza, ovvero 24 posti ogni 100 bambini, ancora ben al di sotto da quel 33% fissato dall’Unione Europea nella (passata) strategia di Lisbona che prevedeva entro il 2010 una copertura pari al 33%», sottolinea la Cgil.

I posti disponibili fra nidi pubblici e privati sono poco più di 320 mila. Rimangono esclusi, evidenzia il sindacato, oltre un milione di piccoli – per la precisione 1.171.724 bambini.

«Raggiungere livelli di copertura più elevati – osserva la Funzione Pubblica Cgil – rappresenta un investimento fondamentale per il Paese in grado di ridurre le profonde disuguaglianze presenti in tutto il territorio nazionale».


Fra l’altro la copertura del 24% è frutto di un territorio molto frastagliato in termini di offerta dei servizi. Pesano differenze regionali e territoriali. Pesa il divario Nord-Sud. Pesano le differenze fra le città.

In diverse regioni del Centro-Nord si supera il parametro del 33%: accade in Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Toscana e in provincia di Trento. Al Sud la situazione è diversa: in Abruzzo, Molise e Sardegna i posti privati e pubblici superano il 20% delle bambine e dei bambini sotto i tre anni, nelle altre regioni non si raggiunge il 15%. Le differenze sono tali che si va da un minimo del 7,6% di copertura in Campania a un massimo del 44,7% in Valle D’Aosta.

«Bisogna investire risorse sul numero e sulla qualità dei servizi offerti, soprattutto al sud, sulle condizioni sociali delle famiglie e le condizioni lavorative del personale – commenta la Fp Cgil – Per raggiungere la quota del 33% di copertura, come sottolineato in un recente studio del Senato, bisognerebbe garantire risorse per 2,6 miliardi di euro, da tradurre in costruzione di nuovi asili e nell’assunzione di almeno 20 mila docenti nel segmento 0-3».

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