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"Italia paese fragile. Era già tutto scritto nei dossier degli epidemiologi". Il Domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti
La settimana appena trascorsa si chiude con la diffusione del virus a tutte le regioni italiane tanto da far pensare che la quarantena potrebbe allungarsi di settimane.
Nello stato di eccezione sta prevalendo un atteggiamento pacificato e collaborativo non tanto con le norme stabilite per impedire ulteriori contagi quanto con le istituzioni tout court.
I problemi arriveranno tra qualche settimana, se gli ammortizzatori sociali non saranno sufficienti per tutti i soggetti colpiti dalla crisi (subordinati, partite iva, autonomi), quando saranno terminate le ferie nel Pubblico impiego.
Ma nei tempi del contagio non si sono acuite le differenze di classe, per essere rozzi ma concreti potremmo dire che operai e facchini sono figli di un dio minore, costretti a scioperare per affermare il diritto alla salute (uno di quei diritti che a parole sarebbe anche sancito dalla Costituzione che dal 1980 è stata non solo disattivata ma stravolta). Mascherine e guanti per tutti gli operai annuncia Conte, Confindustria parla di sanificazione degli ambienti di lavoro (solo ora a contagio avvenuto), tuttavia le mascherine e i guanti mancano sul mercato perchè non esiste un' industria pubblica capace di farsene carico, la salute degli operai resta ancora una volta subordinata ai profitti.
Nonostante il crollo delle ore lavorate e la chiusura di tante attività, si continua a morire sul lavoro, in meno di due mesi e mezzo abbiamo già superato 210 decessi.
Negli ospedali italiani sono disponibili 5 mila posti nelle terapie intensive rispetto ai 28 mila della Germania. Poi la quarantena induce ad accrescere le informazioni e cosi' scopriamo il dossier "a world at risk" (di cui parla l'Espresso ma taciuto da gran parte dei media ) che mesi prima del Coronavirus metteva in rischio il mondo da infezioni polmonari letali e a fine estate 2019 indicava "minaccia reale di una pandemia di un agente patogeno respiratorio altamente letale".

Parliamo di scienziati e non di apprendisti stregoni, il dossier è in rete (clicca qui per leggere). Il dossier mette in luce i ritardi del nostro paese in materia di comunicazione del rischio, la debacle della ricerca e del sistema preventivo, parlano dell'Italia come un paese in grande difficoltà nel prevenire e fronteggiare emeregenze di natura infettiva, nel fornire risposte rapide e risolutive con un sistema sanitario che in molte regioni è stato o distrutto a caolpi di privatizzazione oppure ha subito tagli feroci.
La fragilità del nostro paese in ambito sanitario è il risultato delle privatizzazioni e del noeliberismo, una debolezza che poi si estende al sistema dell'istruzione, alla manutenzione del territorio, alle criticità nelle emergenze (lo Stato ha abdicato a favore del terzo settore la protezione civile scaricando sui Vigili del Fuoco crescenti incombenze ma disimpegnando in questi ambiti gli Enti locali)

Servono allora investimenti enormi nella sanità pubblica e nella prevenzione, il Coronavirus sta causando non solo enormi danni all'economia mondiale ma mette in luce anche la fragilità di un modello di sviluppo che ha dimenticato la tutela di salute, istruzione e sicurezza distruggendo l'ambiente e minando la nostra stessa salute.
Il coronavirus non è un castigo di Iddio ma un campanello di allarme, far finta di nulla sarebbe da folli. Combattiamolo con tutte le forze ma allo stesso tempo ricordiamoci che nulla sarà come prima.

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